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«Purchè tu il voglia la catena è infranta
Del tuo martiro………»
Alberto Buscaino Campo.
Sutera, 4 aprile 1860.
«La congiura è scoperta, m'è dunque forza fuggire. Ma lascio la mia
Sutera non per viltà, non per codarda e vigliacca paura; ritornerò in
giorni migliori, e allora grideremo a viso scoperto: Viva Italia!
Frattanto ti lego la salute di questo borgo; non faccio di esso un
Vigliena, eppure so di poter dire che molti patrioti l'onorano.
Distruggi le cifre e segreto.»
Questa lettera scriveva nella sera di quel dì Pardo di Sutera a Binodi Mussomeli, e il giovane Fuoco a mezzanotte la recava. Pardoaccompagnollo sino al ponte sul Platani e là accommiatandolo glidisse:
—Ricordati, o Fuoco, del povero esule. Domattina avrò lasciata lavalle, ma ora, e sempre, sta saldo alla fede giurata. Più presto chetu non pensi mi rivedrai.
—Addio dunque, mio Pardo: ora e sempre sarò congiurato.
—Addio!
E mentre Fuoco scompariva entro la bruna callaia del monte, Pardoritornava a passi veloci a Sutera.
Ma Buscemo, il traditore, aveva di lontano scorto Fuoco, e in cuor suomeditato di perderlo. Epperò appena Pardo fu rientrato nel villaggio,si calò con prestezza dalla rupe, sulla quale era celato, e correndo atutta lena attraverso sentieruzzi e bistorti viottoli passò innanzi almessaggiero e raggiunse Mussomeli che appena spuntava l'alba. Ansantee trafelato superò la costa che sta tra il torrente e il paese, equivi rifatto il respiro chiese del capo delle guardie del Re e mossealla volta del suo alloggio.
Buscemo era uomo tra il vecchio e la mezza età, di persona ritta etarchiata, calvo e senza barba, cogli occhi infossati e splendenti diluce sinistra, di portamento plebeo e maligno. Astuto e di malanimo,aveva venduti i segreti della congiura per pochi ducati e per bassiodii nutriti da istinti bassissimi, e fatto audace dal delitto avrebbeaccusato il padre per lusinga di premi ed onori. Vile e perverso,credeva solo nell'oro, e cieco d'avarizia e lussuria, fidavanell'onnipotenza della servitù per la quale sacrificava onore epatria.
Tosto il chiamato apparve. Altero nel portamento, dignitoso nei moti,acuto nel discorso, il capitano mostrava animo ben maggioreall'ufficio commessogli; e di un sol sguardo misurato Buscemo capì cheaveva a fare con un farabutto.
—Capitano… leal servo del Re, mi tengo in dovere d'avvisarvi cheuno dei noti rivoluzionari di Sutera sta in cammino a questa volta…
—Ha oltrepassata Acquaviva?
—Non so. Pur lo credo! Pigliatelo, capitano, temo sia latore di seriecarte…
—Appartenete alla Sorveglianza di colaggiù?
—No… cioè… capitano, da fedel suddito… amico dell'ordine… latranquillità…
—Ho capito, ho capito… quali promesse